Sono appena tornato da un weekend intensivo al Tour Music Fest, durante il quale ho lavorato con 14 autori di canzoni.
Due giorni trascorsi insieme tra didattica, ascolti, confronti, esercizi e analisi dei brani.
Come ogni anno, torno a casa con tante cose in più.
Non solo dal punto di vista didattico ma anche da quello umano.
Perché quando si lavora con la scrittura delle canzoni, prima ancora delle canzoni, ci sono le persone: le loro storie, i loro dubbi, le loro domande, le loro aspettative e le loro paure.
Ci sono esperienze di vita che si intrecciano, racconti che si somigliano, ferite che diventano parole e pensieri che cercano una melodia per riuscire a esprimersi.
E poi c’è la condivisione.
Quella vera, che nasce quando persone con percorsi, età e sensibilità differenti si ritrovano nello stesso posto, accomunate dal desiderio di imparare qualcosa e di migliorarsi.
Perché partecipare a una masterclass di songwriting?
Le motivazioni possono essere diverse.
C’è chi vuole acquisire maggiori competenze tecniche, chi desidera imparare a scrivere melodie e testi più efficaci, chi vuole capire meglio il funzionamento di una canzone e chi cerca occasioni per conoscere altri autori, creare relazioni e costruire una rete di contatti nel mondo della musica.
C’è anche chi spera di incontrare le persone giuste, i famosi “agganci” e trasformare una passione in un mestiere.
Sono tutte aspirazioni legittime.
Proprio per questo, credo sia importante distinguere tra la promessa di un risultato e il valore di un percorso.
Una masterclass non può garantire il successo discografico, né assicurare che una canzone arrivi alle persone giuste. Ma può offrire strumenti, occasioni di confronto, nuove prospettive e competenze che rimarranno a disposizione di chi decide di mettersi in gioco.
E, soprattutto, può aiutare a capire meglio cosa si vuole raccontare e come farlo nel modo più efficace possibile.
Una delle cose che mi ha colpito maggiormente durante questo weekend è stata la disponibilità con cui i partecipanti hanno affrontato il lavoro fatto insieme.
Ho apprezzato la loro curiosità, la loro voglia di sperimentare e l’umiltà con cui si sono avvicinati alle canzoni. Nessuno ha cercato di mettersi su un piano superiore rispetto agli altri. Ognuno è arrivato con il proprio bagaglio di esperienze, le proprie capacità e le proprie fragilità.
Si è creato un clima di confronto autentico, in cui le differenze non rappresentavano un ostacolo, ma una risorsa.
Credo che questo sia uno degli aspetti più preziosi di una masterclass: scoprire che si può imparare tanto da chi insegna, ma anche da chi condivide con noi lo stesso percorso.
A volte basta ascoltare il racconto di un’altra persona per trovare una nuova prospettiva su qualcosa che ci riguarda. Altre volte, il dubbio di qualcuno ci aiuta a mettere a fuoco una questione che non avevamo mai considerato. E, in altre occasioni ancora, una semplice osservazione può farci riascoltare una nostra canzone con orecchie completamente diverse.
Condividere significa crescere.
Significa uscire dalle proprie abitudini, confrontarsi con altri punti di vista, allenare la capacità di ascolto, mettere alla prova le proprie idee e scoprire possibilità che da soli avremmo forse impiegato molto più tempo a individuare.
Significa anche imparare a raccontarsi, accettare le osservazioni degli altri, fare domande senza paura di sembrare impreparati e comprendere che migliorare non vuol dire necessariamente essere meno bravi di quanto pensassimo.
Condividere vuol dire avere ancora spazio per migliorare.
Perché scrivere canzoni significa imparare a esprimersi.
Condividere le proprie canzoni significa imparare ad ascoltare.
E fare entrambe le cose insieme significa, in qualche modo, crescere.

