Una donna (J. Ratini)

Ho letto che sognavi la pace nel mondo

e che l’11 Settembre lo avevi messo in conto.

Ho letto che eri bella, arguta e intelligente

e che il tuo spirito, liberale e intraprendente,

creò diverse malelingue sulle bocche della gente.

Ho letto che scrivevi a un bambino che non è mai nato

e che di notte piangevi silenziosa per quel fiore mai sbocciato.

Ho letto che hai amato in maniera intensa e forte,

con quell’amore unico, che non si prova mai due volte.

Ho letto della Grecia del Messico e di New York.

Ho letto della guerra: di quella che scrivevi sui giornali,

che denunciavi e che in fondo odiavi;

e di quella che ti ha ucciso: la madre del tuo male;

quel cancro, che coraggiosamente hai combattuto e a cui non ti volevi rassegnare.

Ho letto che andavi oltre le apparenze

ed è per questo che perdonasti l’irriverenza della tua città natia, Firenze.

Ho letto dei tuoi viaggi e delle tue interviste

su libri, su giornali su siti e su riviste.

E leggendo ritrovavo tracce di me nella tua vita:

tracce dei miei pensieri nei tuoi, tracce della mia passione nella tua,

tracce del mio sorriso nel tuo, tracce delle mie stesse domande di vita

e della medesima voglia di risposte.

Tracce di me, in te.

Ho letto tutto su di te perché anch’io, come tanti altri uomini, ti ho amata,

rapito dal bagliore dei tuoi occhi, dalla musicalità delle tue parole,

ammaliato dal fascino dei tuoi gesti e dalla tua passione per la vita.

Non ti ho mai conosciuta personalmente ma mi piace pensarti come

a una compagna, a un’amica, a una donna.

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