Mercato Musicale vs Ascoltatori – L’esperienza di Frank Zappa

È il mercato musicale che si adatta alle esigenze degli ascoltatori o sono gli ascoltatori che si adattano al mercato?

In un’intervista per il programma tv “The Cutting Edge” del 1987, Frank Zappa (chitarrista, cantante, compositore e polistrumentista statunitense) sintetizzava il principale problema del mondo discografico di quegli anni: “I discografici non posso essere coloro che decidono il gusto di un’intera popolazione”.

Zappa racconta come nel ventennio precedente, gli anni ’60, la vecchia generazione di discografici e produttori (definita da Frank come vecchi grassoni che fumavano sigari) pur non comprendendo esattamente la nuova musica, era più capace di promuoverla e venderla di quanto siano in grado di farlo i giovani A&R (definiti hippies pericolosi e conservatori) che sono poi arrivati a dirigere le etichette discografiche negli anni ’80 (e che sono diventati i discografici del mondo musicale di oggi?!? ).

Il parallelismo tra lo stato di salute dell’industria discografica di fine anni ’80 e quello odierno è sorprendente. Così come lo sono le parole di Frank Zappa.

Il declino del mondo musicale contemporaneo, passa attraverso la stessa identica domanda di trent’anni fa: “È il mercato musicale che si adatta alle esigenze degli ascoltatori o sono gli ascoltatori che si adattano al mercato?”

Spesso e volentieri i prodotti musicali che vengono immessi nel mercato sono frutto dei gusti personali dei discografici e non di quelli del pubblico a cui sono destinati. Non tengono conto della sperimentazione o dell’innovazione ma dei numeri e del fatturato.

Chi governa le sorti della musica non si ricorda, forse, che molte delle opere o degli artisti che sono diventati importanti lo hanno fatto proprio per aver rotto una tradizione col passato e aver disorientato, a volte deluso, molti ascoltatori dando vita a una nuova generazione di appassionati.

Chi ha in mano le chiavi del sistema, e ha il potere di creare mode, dovrebbe offrire nuove direzioni ed opportunità, rischiando di cambiare le carte in gioco, non facendo suonare sempre la stessa identica musica.

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