Pochi giorni fa, durante un’intervista, Fiorella Mannoia ha parlato della differenza sostanziale tra il modo in cui veniva tutelato il talento, un tempo, e la precarietà che vivono gli artisti di oggi.
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La Mannoia ha ricordato i suoi esordi, quando le case discografiche, pur operando in un contesto di mercato, investivano sugli artisti. Non si aspettavano il successo immediato. Esisteva una sorta di “patto di fiducia” tra l’artista e la major: il giovane cantautore riceveva sostegno, a volte persino uno stipendio, che gli permetteva di pagare le bollette e, soprattutto, di dedicarsi interamente alla sua arte.
In quel contesto, il fallimento di un primo o di un secondo disco non significava la fine di una carriera. Significava esperienza.
C’era chi vedeva “qualcosa” nel talento dell’artista e gli concedeva la possibilità di maturare, sbagliare, riprovare e, infine, trovare la propria voce.
Il meccanismo attuale, invece, è descritto dalla cantante romana come un freddo “mastica e sputa” (per citare De André): un sistema che richiede costantemente nuovo materiale, che consuma l’artista nel giro di pochi mesi e, una volta “sputato” (ovvero esaurito il suo momento di picco virale), lo lascia solo, spesso senza una seconda occasione.
Le case discografiche sembrano aver perso la volontà o le risorse economiche per investire sul lungo periodo. Se un artista non esplode immediatamente, viene sostituito dal prossimo “contenuto” pronto per essere scrollato.
Ma la musica che resta, quella che segna le generazioni, ha quasi sempre avuto bisogno di tempo per sedimentarsi.
Il “tempo di crescere” non è un lusso ma una necessità creativa.
Senza di esso 👇
◼ Gli artisti sono sotto una pressione costante che li porta al burnout.
◼ Si privilegia la conformità ai trend, rispetto all’originalità.
◼ Si perde l’opportunità di vedere evolvere progetti discografici che magari hanno bisogno di più tempo per sbocciare.
Artisti come Lucio Dalla, Franco Battiato, Claudio Baglioni, sono arrivati al successo solo dopo diverse canzoni o dischi pubblicati.
Il talento va coltivato, non solo spremuto.
Dare a un giovane artista l’opportunità di continuare a svolgere il proprio lavoro, anche quando il successo non è immediato, è un investimento necessario per preservare la qualità e l’autenticità del nostro patrimonio musicale.

