Molti cantautori, anche quelli di talento, arrivano a un punto in cui il rapporto con la musica si incrina.
È quella fase in cui la scrittura diventa una fonte di ansia invece che di gioia, e l’idea di abbandonare tutto si fa sempre più concreta.
Quando capita di sentirci in questo modo, dobbiamo pensare che non è la fine della nostra ispirazione o della nostra arte, ma è solo il momento di cambiare qualcosa.
Ma perché ci blocchiamo?
Molti allievi mi raccontano di sentirsi bloccati per alcuni dei seguenti motivi 👇
Mancanza di strumenti tecnici.
Mancanza di fiducia in se stessi.
Mancanza di un metodo di lavoro.
Paura di buttarsi o di cambiare rotta.
Paura del giudizio degli altri.
Paura di fallire.
Mancanza di stimoli o di spunti creativi.
Mancanza di tempo o di denaro.
Confronto eccessivo con gli altri.
Momenti stressanti che si ritrovano a vivere in quel preciso momento storico.
Eccesso di mezzi a disposizione o di alternative a cui non riescono a dare una scala di valore o di priorità.
Scrivere in lingua italiana (scrivere testi in inglese è decisamente più semplice).
Mancanza di spazi o di luoghi per condividere la propria passione o la propria arte.
Relazioni discografiche tossiche, sbagliate o traumatiche.
La ragione è molto semplice: manca uno strumento, un metodo, una chiave che ci permetta di ritrovare una nuova energia e tradurla in una nuova forma, solida, concreta, reale.
Quando impariamo ad approcciarci alla creatività con i giusti stimoli, accade qualcosa di magico: ciò che prima ci sembrava un ostacolo, diventa una nuova speranza, una parte essenziale della nostra routine quotidiana.
Come testimoniano le parole di alcuni dei partecipanti ai corsi di songwriting, appena terminati 👇
Cosa possiamo fare per superare questi blocchi e ritrovare una nuova energia creativa?
Il primo passo è dotarsi di strumenti tecnici che ci consentano di esplorare la nostra voce unica, il nostro linguaggio personale, distinguendo ciò che è autentico da ciò che è superfluo o artificiale.
La scrittura è un lavoro di consapevolezza: dobbiamo capire quale direzione prendere per costruire un’identità coerente che ci permetta di sentirci sicuri di noi stessi e del lavoro che stiamo producendo.
Il secondo passo è quello di trasformare la pratica in abitudine.
La creatività non deve essere un evento sporadico.
Quando acquisiamo il metodo giusto, la scrittura diventa una pratica abituale, un momento in cui troviamo sempre nuovi spunti interessanti tra le tante parole che abbiamo a disposizione.
Il terzo passo è quello della crescita personale.
Il percorso per diventare artisti è, a tutti gli effetti, un viaggio di crescita interiore.
Significa mettersi a nudo, imparare a gestire le emozioni, gli stati d’animo, la nostalgia di un percorso che finisce e la paura di non sapere cosa ci sarà dopo. Ma quando abbiamo di fronte a noi la consapevolezza e la chiarezza dei nostri obiettivi, quella paura si trasforma in entusiasmo per nuove avventure e nuove sfide.
L’arte non ha bisogno di perfezione ma di verità e di un metodo e di un luogo che ci permettano di esprimerla.
Non lasciamo che un momento di difficoltà ci allontani dai nostri sogni.
A volte basta solo un nuovo punto di vista, un nuovo stimolo, una nuova occasione, una nuova collaborazione, un nuovo percorso (formativo) per tornare a scrivere con la stessa energia di sempre.

