Nessuno sta aspettando le tue canzoni

Nessuno_sta_aspettando_le_tue_canzoni

Sarò brutale.

Nessuno si sveglia la mattina chiedendosi quando uscirà il tuo prossimo singolo.

Nessuno sente la mancanza del tuo EP o del tuo album.

Nessuna piattaforma ha bisogno dell’ennesimo brano indie, rap, trap, del pezzo pop estivo o dell’ennesima traccia prodotta con l’ultimo preset di intelligenza artificiale.

​Nessuno sta aspettando le tue canzoni, eppure dovresti scriverle lo stesso.

Mi spiego meglio.

Quando ho iniziato a comporre e a pubblicare canzoni non avevo la certezza che qualcuno fosse interessato a ciò che cantavo e producevo.

Non avevo un pubblico che chiedeva i miei brani, un tour da riempire o la garanzia che tutte quelle ore su un foglio, un computer, una chitarra o in studio mi sarebbero servite a diventare un artista professionista.

Suonavo e registravo perché avevo qualcosa da raccontare: un’esigenza enorme di esprimersi attraverso le parole, la voce e la musica.

Ancora oggi una parte importante del mio lavoro nasce per la necessità di comunicare qualcosa e condividerla con le persone, senza sapere che tipo di “successo” potrà avere ciò che ho creato.

Scrivere una canzone mi obbliga a verificare se un’idea regge davvero oppure sembra efficace soltanto finché rimane nella mia testa.

​Poi accade che qualcuno la ascolta, la nota.

Una persona si riconosce in quei versi, canta quel ritornello, magari torna giorni dopo a riascoltarla.

Poi scopre un’altra canzone, e un’altra ancora.

È così che, lentamente, nasce una percezione di me che mi rappresenta.

Oggi quasi tutti vogliono vedere il risultato prima di aver fatto il lavoro necessario per ottenerlo.

Pubblicano cinque brani e guardano gli stream su Spotify.

Aprono un profilo Spotify for Artists e, dopo tre mesi, si chiedono perché non abbia migliaia di ascoltatori mensili.

Confrontano la propria canzone con quella di un artista che scrive e produce da quindici anni, e pensano: “la musica non funziona, non fa per me”.

​Ma scrivere canzoni, suonare, mostrare sé stessi, le proprie virtù o debolezze non è una campagna pubblicitaria.

È accumulo di idee, reputazione, relazioni, chiarezza e soprattutto identità artistica.

Anche il silenzio iniziale ha un vantaggio enorme: ci permette di sbagliare quando quasi nessuno ci ascolta.

Possiamo sperimentare, cambiare genere, cercare la nostra voce, capire quale sound, quali accordi e quali storie ci appartengono.

Il pubblico arriva dopo, ma arriva sempre.

​E forse questa è la parte che dovremmo capire meglio se vogliamo costruire davvero un nostro pubblico (anche se piccolo, inizialmente): non dobbiamo pubblicare canzoni perché abbiamo già qualcosa da dire a migliaia di persone, ma quando abbiamo dei dubbi, delle insicurezze, più cose da imparare che da ricevere.

Fino a quando questa umanità non esce allo scoperto abbastanza a lungo da farci diventare qualcuno che vale la pena ascoltare.

Perché assomigliamo alle persone che ci ascoltano, perché abbiamo intrapreso il viaggio che anche loro vorrebbero affrontare, ma non hanno ancora trovato il coraggio di fare.

​Quindi scriviamo e produciamo musica, anche quando sembra inutile, anche quando gli ascolti sono pochi, anche quando nessuno ce lo ha chiesto.

Ti lascio con un pensiero che ho pubblicato qualche tempo fa sui miei social e che spero ti aiuti a trovare la giusta motivazione per andare avanti anche quando ti sembra tutto fermo 👇

“La verità è che a nessuno interessa realmente della nostra creatività.
Il mondo non attende la nostra nuova canzone o il nostro nuovo libro.
Siamo noi che dobbiamo tenere a ciò che creiamo.
Scriviamo la canzone che vorremmo ascoltare o il libro che vorremmo leggere.
Diamo luce al sogno che stiamo sognando.
E facciamolo come se non ci fosse nulla di più importante”.

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