Qualcuno ha scritto che l’intelligenza libera e incatena allo stesso tempo.
E se abbinata ad un animo sensibile, rischia di portare a livelli di sofferenza e di solitudine più elevati rispetto al sentire comune.
Intelligenza e sensibilità sono due parole che dovremmo imparare a maneggiare con più cura e rispetto.
La creatività può diventare un ottimo antidolorifico alla sofferenza.
Creare per anestetizzare sia la percezione del dolore, che la sensazione di sentirci i soli ed unici a provare ciò che sentiamo.
La creatività come forma di autodifesa personale.
Proteggersi, creando (o creare per proteggersi).
E accorgersi che altre persone apprezzano, seguono e condividono ciò che abbiamo avuto il coraggio di pensare, scrivere, cantare, ideare.
_______________________________________________________________________________
Come ulteriore spunto di riflessione, posto un video estratto dall’intervista di Cesare Cremonini a “Passa dal Basement” a cura di Gianluca Gazzoli.

