Eravamo io, Bukowski, John Lennon e Gesù (Jacopo Ratini)

Eravamo io, Bukowski, John Lennon e Gesù.

Era la finale mondiale del torneo di Texas Hold’em.

Bukowski, in perfetto assetto alcolico, aveva preteso accanto a sé un’enorme bottiglia di Jack Daniel’s con annessa una lunghissima cannuccia dalla quale suggeva infinite quantità di whiskey.

Non parlava con nessuno di noi, spizzava le carte, quasi sempre foldava e appuntava frasi sopra un taccuino sulla cui copertina era inciso:

“HEMINGWAY MI FA UNA PIPPA!”.

John Lennon portava dei vistosi occhiali tondeggianti con lenti rosate e indossava una maglietta bianca con la scritta:

“I DON’T BELIEVE IN JESUS, I JUST BELIEVE IN ME”.

A ogni mano vincente l’ex baronetto si girava verso il pubblico in sala, lanciando baci in direzione di Yoko Ono che, imperturbabile, si limitava ad annuire con il capo.

Gesù era il più riflessivo di tutti e contemplava le sue carte toccandosi la folta barba castana e sgranocchiando pistacchi.

Ogni tanto apparivano dei colibrì che gli volteggiavano attorno alla testa e poi volavano via, scomparendo nel nulla, non si sa dove.

Lui li guardava, sorrideva e poi si riconcentrava sulle carte.

Ogni volta che qualcuno di noi effettuava un rilancio Lui esclamava:

“Attento a ciò che fai, potresti pentirtene!”.

Ma nessuno di noi sembrava dargli eccessivo peso e continuava a rilanciare.

Bukowski fu il primo a uscire dal gioco, eliminato da un tris di donne da parte di Lennon.

Quando al River uscì la terza dama, John urlò in direziono della Ono:

“I Love you Baby… So much!”.

Bukowski non la prese bene, accennò a una rissa ma venne fermato dagli uomini della Security che lo portarono via di peso.

Poco dopo ci fu un all-in da parte di Lennon di fronte al quale io foldai e Cristo esclamò:

“Attento a ciò che fai, potresti pentirtene!”.

Lennon con un gesto della mano snobbò le parole del messia.

Al che Gesù tolse gli occhiali rosa dal viso di Lennon e li sistemò sul proprio volto. Poi sussurrò:

“La frase che hai detto nel ’66 non te l’ho mai perdonata John… Call!”.

Il full d’assi di Cristo batté il full di jack di Lennon.

Yoko Ono, in tribuna, cominciò a imprecare in giapponese mentre Lennon con un gesto stizzito strappò gli occhiali dal volto di Gesù, riappropriandosene.

Poi si alzò e se ne andò via urlando:

“Sono molto più famoso di te, sono molto più famoso di te!”.

Cristo sorrise, si fece il segno della croce e sistemò le fiches.

Poi mi guardò, scrutò le mie poche fiches e disse:

“Hai poche speranze fratello, ma non scoraggiarti, quei pochi talenti che ti rimangono non sotterrarli, giocateli”.

Rise con fare sarcastico.

Io toccai ferro per scaramanzia ma Gesù, ahimè, aveva ragione e vinse.

Un poker d’assi non bastò a sconfiggere la sua scala reale…

La cosa più sbalorditiva fu però il Moonwalking che Cristo mise in scena dopo avermi eliminato.

Il pubblico era in tripudio e lui con un semplice schiocco delle dita fece partire la base musicale di Smooth Criminal di Michael Jackson, riproducendo alla perfezione tutta la coreografia del brano.

Sbalorditivo: Cristo che balla Michael Jackson non ha prezzo.

Me ne tornai a casa con un secondo posto e con bel gruzzolo in tasca.

Prima di andare a dormire decisi di passare a farmi un bicchiere in un bar di un amico.

Appena entrai, seduto a un tavolo, vidi Gesù in compagnia dello Spirito Santo, che per l’occasione si era rivelato sottoforma di Bruce Springsteen.

I due mi salutarono invitandomi a sedere con loro.

Gli dissi che ero stanco, che avrei salutato il mio amico, avrei bevuto uno short e sarei andato a dormire.

Cristo, col dito, mi fece cenno di avvicinarmi.

Mi accostai e all’orecchio mi sussurrò:

“Sapevo le carte che sarebbero uscite, ho barato!”.

Esplose in una grassa risata e alzò il bicchiere, brindando insieme a Springsteen”.

Poi tirò fuori un mazzo di carte ed esclamò:

“C’è qualcuno in questo maledetto bar che vuole perdere un po’ di soldi a poker?”.

Due tizi, dall’aria ubriaca, si sedettero al tavolo e Gesù iniziò a mescolare le carte con destrezza.

Poi, rivolgendosi a loro, esclamò:

“Attenti a quello che fate… potreste pentirvene!”.

Improvvisamente mi passò la voglia di bere e senza nemmeno salutare il mio amico, andai direttamente verso l’uscita del bar.

Quella fu l’ultima notte della mia vita in cui giocai a Poker.

Dal Libro “Se Rinasco Voglio Essere YokoOno”:

(http://www.ibs.it/code/9788898149018/ratini-jacopo/se-rinasco-voglio-essere.html)

 

 

2 commenti su “Eravamo io, Bukowski, John Lennon e Gesù (Jacopo Ratini)”

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