Il Futuro, se ti trova di spalle, ci mette un attimo a fotterti (J. Ratini)

Futuro Original

Ti ricordi la gelateria alla fine del Corso?

Quella grande, che aveva tutti quei gusti particolari…

Ha chiuso. Cinquant’ anni di attività e due generazioni di lavoratori. Chiusa per sempre.

Al suo posto hanno aperto una banca.

Ieri sono andato a cambiare una maglietta comprata una settimana fa in un negozio del centro.

Al suo posto c’era una stock-house che liquidava tutto al 50%.

Insegna nuova, merce nuova.

Chiuso e riaperto nell’arco di una settimana.

Non ti lasciano più neanche il tempo di riflettere se una taglia va bene o va male, che ormai chiudono tutto.

E’ paralizzante: crea incertezza e angoscia. 

Dicono sia colpa della crisi. Che,forse, si poteva anche prevedere ma non una crisi di questa portata.

 

Ti ricordi il padre di Andrea?

La sua azienda dai fatturati stellari, la macchina da sogno, la casa perfetta.; un padre che tutti gli altri padri invidiavano.

E la madre di Andrea? Bellissima, curata. Vestita con quegli abiti eleganti e quei gioielli costosi; una madre che tutte le altre madri invidiavano.

E Andrea? Impeccabile, alla moda, con quei giochi sempre nuovi e la sua libertà infinita, fin da piccolo.

Ti ricordi? Tutti abbiamo invidiato Andrea, sua madre, suo padre e la sua azienda.

E’ fallita… Per debiti.

I cento dipendenti che aveva, pian piano, sono diventati sessanta, poi trenta, poi dieci, fino ad arrivare a zero.

L’altro ieri hanno trovato il padre di Andrea appeso al lampadario del suo ufficio.

Non ce l’ha fatta a reggere: per un vincente come lui la sconfitta e il fallimento non erano contemplabili.

La madre di Andrea non si fa più vedere in giro, si vergogna. E’ barricata in casa e s’imbottisce di farmaci antidepressivi. Non risponde più al telefono e non parla con nessuno. Si fa portare la spesa a casa dalla sorella.

Andrea ha lasciato la sua università da diecimila euro l’anno e l’attività di studente fuori corso e ha iniziato a lavorare come cameriere in un fast food. Ha venduto la macchina del padre e i gioielli della madre per cominciare a sanare i debiti lasciati da quell’ azienda dai fatturati stellari.

Nessuno poteva sapere. Nessuno poteva immaginare. Tranne loro.

 

E’ buffo come tutto possa cambiare improvvisamente dall’oggi al domani.

In un battito di ciglia dal paradiso ti ritrovi direttamente all’ inferno e non ti aspetti mai possa capitare proprio a te.

 

Ti ricordi il sorriso che avevo qualche giorno fa? Quello che, hai detto, mi illumina il viso e mi rende più bello…Ecco, quello!

Da qualche giorno non riesco più trovarlo. Come se i miei trentasei muscoli facciali si fossero atrofizzati e non avessero più la forza o la voglia di farmi sorridere.

Ed è strano, perché io vivo per ridere e far sorridere gli altri.

Sarà la crisi… Quella economica o quella “dei trenta”.

Dicono che a trent’anni bisognerebbe iniziare a guardarsi meglio alle spalle, per non commettere altri errori.

Ma se ti guardi alle spalle non hai tempo e modo per guardare davanti.

E davanti, dicono, c’è il futuro.

E il futuro non guarda in faccia nessuno e, se ti trova di spalle, ci mette un attimo a fotterti.

 

 

 

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