Soggetti Smarriti (J. Ratini)

Hanno perso l’anima o semplicemente l’hanno venduta al lavoro, ai figli, al sacrificio, alle bollette della luce, del gas o alle tasse.

Te ne accorgi dai loro volti sempre cupi e intrisi di rabbia.

Sono insoddisfatti e d’altronde come biasimarli.

 

Hanno smarrito le idee.

Te ne accorgi dalle loro frasi stereotipate, dalle loro letture (o non letture), dai programmi tv che guardano, dai loro discorsi mediocri, dalle loro necessità di massa, superflue,  indotte da un sistema che li vuole soltanto consumatori incontentabili.

Hanno perso la loro identità.

Se ti mostrano un documento con la foto di qualche anno prima, non li riconosci.

Pensavano che sposandosi  o mettendosi in casa qualcuno, avrebbero risolto i loro problemi personali e relazionali. 

Credevano nella fiaba del principe azzurro, nell’ anima gemella, nella storia delle due metà della mela che s’incastrano perfettamente.

Erano convinti che lavorare sodo li nobilitasse e gli portasse serenità e tranquillità ma la crisi ha smontato tutti i loro sogni e li ha fatti tornare alla realtà più brutti, disillusi e senza gioia.

 

Hanno perso il loro coraggio.

O forse non l’hanno mai avuto.

Ma chi ne aveva anche solo un briciolo non ne ha più.

Gli anni passano, le forze diminuiscono, il tempo libero si riduce e la solitudine spaventa.

Dicono che andare all’estero sarebbe l’unica soluzione, l’unico rimedio… per i giovani.

“Se solo avessi qualche anno in meno partirei.” Dicono.

Parlano dell’estero ma non sono mai stati all’estero.

Oppure ci sono stati solo per un weekend.

Conoscono solo la loro città e nemmeno troppo bene.

Hanno paura.

Paura di muovere un passo, di cambiare strada, di allontanarsi troppo da tutto ciò che gli appartiene e che gli va stretto.

Casa dolce casa. Amara più che dolce ma infondo gli va bene lo stesso.

Sono viziati da qualcosa che non amano, da qualcosa che, sotto sotto, odiano profondamente.

Ma procedono, a testa bassa, in fila indiana.

Hanno perso la capacità di provare emozioni.

Si sono induriti.

Le poche emozioni che provano sono legate a una partita di calcio,

a un aperitivo a un cinema durante le feste.

Hanno deciso che vivere significa impegnare il tempo il più possibile, senza fermarsi un momento a pensare, a riflettere ad ascoltare e ad ascoltarsi.

Riversano le loro frustrazioni sui figli e, chi non ne ha, riversa il suo malessere sugli animali.

Gli hanno insegnato che la vita è dura quindi perché alleggerirla?

Perché pensare a cose diverse se il diverso spaventa?

Perché cimentarsi in cose nuove se il nuovo comporta dover studiare e comprendere?

Non hanno tempo per rimettere in moto un sistema che è spento da anni.

Non hanno tempo per il cuore, per l’anima e la mente.

D’altronde come biasimarli: il cuore, l’anima e la mente non portano denaro.

Le tasse non si pagano col cuore, l’anima e la mente.

Le bollette non si pagano col cuore, l’anima e la mente.

Il mutuo non si estingue col cuore, l’anima e la mente.

E quindi preferiscono estinguere il cuore, l’anima e la mente.

 

Forse non capirai il senso di ciò che ho scritto.

Forse non ti ritroverai nelle mie parole o forse non ti ci vorrai ritrovare.

Sarebbe troppo umiliante pensarti come un soggetto smarrito.

 

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